giovedì 3 marzo 2011

Tempus fugit

Al mattino quando suona la sveglia, e quasi sempre insonnolito devo alzarmi a prendere una compressa, spesso accade di chiedermi se già l’ho presa, poco prima. Ma no, era ieri! Ma come ieri, pare adesso…

E lì, in quel momento, mi frulla nella mente il latino “tempus fugit” (chissà da dove giunge: non sono proprio un latinista) e mi accade ogni volta di ringraziare il Padre per questo vivere. Magari rivedo in moviola qualche spezzone del film della mia esistenza, e a volte mi chiedo se questo tempo che fugge mi stia derubando della vita, se sto sbagliando tutto ancora una volta, se ho rimpianti.

Ho una sola risposta, e ce l’ho chiara: son contento.
Certo, vivo in un progetto fratturato. Ma tutto diviene quasi secondario se nel presente, in ogni momento presente, continuo a vivere proiettato fuori, nella donazione e quindi ben oltre il dolore.

Spesso accade di fare cose “insignificanti”, e penso alle suore di clausura, alle mamme di famiglia che giorno dopo giorno cucinano, lavano i piatti, stirano, e poi il giorno dopo ancora, e sempre… Esistenze sprecate?
Possono essere invece vite con un forte valore aggiunto: la storia non è dei superuomini, è di chi vive in Dio e rende eterno ogni istante.

Quando mi accingo a scrivere queste righe, cerco “tempus fugit” sul web, per verificare il mio scarso latino. Finisco a spulciare su un sito in inglese che si occupa di latino, e trovo: “Tempus fugit, amor manet”.
Appunto.

(foto mia: Umbria, febbraio 2011)

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