sabato 11 marzo 2017

Tramontana di marzo

Cronaca di una giornata pienissima. Un sabato che merita ricordo.

Freddo pungente di marzo, con una tramontana notevole. Vado a camminare, un bel giro con parti sconosciute. Al ritorno poto il glicine che ho sotto casa, esposto a sud, che cresce e tende a strabordare.

Nel pomeriggio cerco il contatto whatsapp di una cara amica che non sento da tempo. Che fine avrà fatto? Vedo che ha cambiato foto. Ingrandisco e resto a bocca aperta. Ha tolto quella recente, sta con i due figli bambini, la piccola appena nata. E lei stessa una bella bimba. Evidente che il marito stava dietro l’obiettivo. Una famiglia felice, al top. Come non rimanere ammutoliti, al constatare tanta felicità che oggi pare decisamente svanita? Separata, in una situazione abbastanza complessa. Penso alla vita, ai dolori impensabili, alle gioie che a volte manco più sono un ricordo.

Nei giorni scorsi su un muretto ho visto dei fiorellini di pochi millimetri. Mi arrampico per fotografarli, e ad ogni scatto debbo attendere che il vento cessi di soffiare, anche per pochissimo. La foto è qui sopra, ne valeva la pena.

Mi inviano il link ad un intervento interessante del prof. Zamagni, e youtube, sotto di questo, mi propone video sulla felicità, ed altro. Vado a vedere. Rete TEDx, mi informo pure di cosa sia. Ma resto impietrito dinanzi ad un signore che parla di felicità promuovendo risate, e che nei commenti è definito maestro di vita. Non riesco a vederlo tutto.

Passa mia figlia con i due giovani maschi, baldanzosi e bellissimi più che mai. Nonno, cosa hai da farci mangiare? Hanno fatto merenda, ma rapidamente attrezziamo un pane tostato e olio. Nonno, perché non ci regali un po’ di noci? Ah le noci! stanno lì, poche e nemmeno buone, una pessima annata. Preparo una busta, che poi dimenticano di prendere.

Esco per andare a messa, chiamo un amico che so stare in fase delicatissima per i rapporti con la moglie, separata. Poi alla radio una notizia drammatica: a Palermo un separato, clochard - per sua scelta, dicono – è stato cosparso di benzina mentre dormiva dentro un cartone e arso vivo. Penso a quel “clochard per sua scelta”. Penso alla tristezza che la separazione inevitabilmente genera, che può sfociare in omicidi, suicidi, depressioni, angosce, notti insonni, tumori, vite irreparabilmente rovinate.
Ma penso pure alla grazia che vivo. Dieci anni fa ero sotto un autotreno, come si dice in gergo. Stavo per partire per Santiago, stavo per dare una virata al vivere, ma non ne avevo la minima cognizione. Non avrei scommesso un centesimo sulla mia sopravvivenza.

Eppure tutto è cambiato, orizzonti sconfinati che si aprono di continuo, un cuore che, coi suoi ovvi limiti, comunque in qualche modo palpita per l’umanità tutta.
Se potessi trarre una sintesi del tutto, dovrei dire che la cosa che più conta è trovare un equilibrio nuovo, dentro. Magari in Dio, che è certo il top. Tutto tende a Lui, per chi crede.
Mi son pure fugacemente chiesto della mia sposa, cosa faceva in quel momento. Nulla so, nulla devo sapere. Altrove. Eppure il cuore la senta vicina come non mai.

Torno a casa che è notte oramai. La luna è splendida, le stelle qui da me, all’eremo, nel buio vero e limpido, si possono contare. È freddo, ancora tramontana. La tramontana di marzo, che parla al cuore e parla di eterno, dice di Dio.
Qui, ora, suona il Messiah di Handel.
Il Dio che attera e suscita, che affanna e che consola, sulla deserta coltrice…”

(foto mia, oggi)

venerdì 3 marzo 2017

E i talenti?


Ho ricevuto una intrigante telefonata, da persona a me sconosciuta. Mi si chiedeva cosa c'è dietro le parole con cui ho chiuso il post del 5 febbraio, del perché, come la penso. Ma il mio è un ragionamento semplicissimo da uomo della strada, da pseudo credente quale sono. Sì, un errante incallito, ma con po’ di vissuto nel sangue e tanta voglia ancora di vivere il Vangelo in pienezza, come Via al Dio di Gesù.

Perché oggi mai si sente parlare dei talenti evangelici, almeno a quanto mi risulta.
Perché parlare tanto di misericordia senza relazionarla ai talenti mi sembra una lettura parziale delle parole di Gesù e del messaggio evangelico: a me appare molto chiaro, ma certo potrei sbagliarmi, ovvio. Mi risulta che alla fine della vita sarà chiesto non a tutti uguale, ma a ciascuno in proporzione a quanto ha ricevuto: questo mi pare amore di Dio vero, il padre che aiuta i figli a imparare a nuotare: chi in mare aperto, chi nella piccola piscina. Nuotare tutti, ma ciascuno per quello che può!

Tanti anni fa, più di 40, ricordo una fase della vita in cui ero davvero angosciato per il futuro “dopo la morte” di persone a me carissime. Ne parlai con Gino, un sapiente amico, e ricevetti la giusta pace: mi illuminò che Dio non chiede mai nulla di più di quanto la persona può, e può anche in base a quello che ha ricevuto e che quindi è. Eccola la chiave di volta, la misericordia vera.

La mia sensazione di oggi è che tanti rischiano di rimanere fuorviati dalla filosofia del "tutto è uguale", "tutto va bene" e quindi ci si adagia al minimo, a pochi talenti pur avendone magari ricevuti immensi.
Mi ritrovo a volte col cuore trafitto nel leggere in tanti occhi una nostalgia di Dio antica e drammaticamente vera e non recepire attorno alcuna possibile luce ad illuminare la via alla verità e quindi alla gioia che quegli occhi anelano.

D'altronde ragionare di talenti mi porta inevitabilmente a parlare anche di verità: la Verità che è l'altra faccia della medaglia della Misericordia, se stiamo parlando di Dio, del Dio cristiano e cattolico come lo abbiamo ereditato da 2000 anni di storia. Oppure è altro, basta saperlo.
So bene di essere un signor nessuno, non ho titoli particolari e forse per qualcuno dovrei pure tacere. Però non posso e forse non devo, in virtù proprio del mio vissuto, della mia età, della mia esperienza per quanto fallace. Ma è anzi proprio questo, l'aver conosciuto la “terra di fuori”, che mi obbliga a trarre conclusioni interiori che alla fine non posso non esternare qui con voi.

Dopo l'anno santo della Misericordia, cosa bellissima, presumevo ci sarebbe stato l'anno santo della Verità. Sono rimasto deluso! Posso dirlo? Sono il solito ingenuo, ma tanto oramai so che morirò così, ingenuo come bambino...

(foto mia, Umbria, marzo 2017)