domenica 18 agosto 2019

Pure i girasoli muoiono?

Ho sessantacinque anni (arghhhh! tantissimi e sono ancora incredibilmente vivo...) ho tre figli, cinque nipoti, una sposa stupenda (a volte mi pare di saperlo solo io, ma è un segreto che ben condivido con voi) per quanto altrove...
Trentacinque anni fa, nasceva una delle mie figlie, era domenica, ora di pranzo. Nel primo pomeriggio ero stato convocato ad un appuntamento con la storia (>> 19agosto1984) e mi sembrava di non poter mancare, anzi di non dover mancare, sempre con la mia macchina fotografica in azione. Andai, fu una bella impresa. Vai nella storia ed hai una figlia appena nata... vi confido che ero lì, stavo per chiedere di battezzarla all'erede di Pietro, l'amato GPII. Lui avrebbe riso a quel fuori programma, ed acconsentito volentieri; io sarei stato strillato, molto probabilmente. Comunque non è avvenuto, è uguale. Il battesimo di questa creatura non è cambiato in nulla.

Ho un vissuto da bighellone, spesso anche un presente, forse sempre meno.
Certe volte però non posso non mettermi dinanzi a Dio, e tentare di calarmi nel suo volere, per quanto dolorosissimo. Di recente ho vissuto realtà da cui son venuto via con le parole in me prepotenti del poeta De André, in una canzone di migliaia di anni fa: "Ma io senza legge rubai in nome mio, quegli altri nel nome di Dio". Ovvero, risuona: "quegli altri nel nome di Dio": che magari non è nemmeno "il fine che giustifica i mezzi" ma banalmente un tentativo di alibi. Quante nefandezze si compiono In nome di Dio? che sia davvero così, o sia un robusto alibi... nefandezza rimane e non si sa quale peggiore: comunque, terribilmente immorale per un cristiano (vero). Ho dovuto pormi, ancora una volta, dinanzi a Dio, oltre il mio desiderio di pace, e accollarmi compiti che vanno ben oltre me.

Stamani son passato dopo diverso tempo nel mezzo di campi di girasole: girasoli irriconoscibili avvizziti secchi moribondi. Eppure solo ora daranno frutto.
Tanto bello il girasole nel pieno dei suoi colori, quanto rende ora che tutto pare dire morte. Questo il vivere, di cui troppo spesso si dimentica la dimensione esatta. Altro che affermare il sé, con o senza alibi. La sola cosa che ha futuro, e che porta frutto, è il morire. Ma morire bene, come raccomandava il mio amico Attilio. Sennò sei un rifiuto, buono solo a finire nel fuoco.

(foto mia, oggi, campagna umbra... molto più facile e bello fotografare girasoli nel pieno splendore!)