sabato 6 ottobre 2018

Blow up

Sapevo di non essere “normale (a parte che vorrei sapere, finalmente, chi è normale, se qualcuno ne esiste)... Sapevo con certezza di non essere nella "norma" da almeno nove anni, dal giorno del divorzio, in sostanza. Quando tornai a casa e mi trovai, in una telefonata con mio figlio, a definire quel giorno che volgeva al termine come “il più bello della mia vita”. E certo non perché fosse da me voluto il divorzio, tutt’altro: subìto al 100%.
Però quel giorno accadde qualcosa che, in vario modo, mi accompagna tutti i giorni e tutte le notti.
La presenza di Maria accanto a me, dinanzi ai tre giudici allora e poi sempre.
La certezza del fare la cosa giusta (non il divorzio, ma l’aderire ai voleri della mia sposa). La certezza che l’amore supremo si stava consumando in quel momento, nella "morte" del mio matrimonio. Morte che era ed è un passaggio, nel senso cristiano del termine. Morte che, se vera, totale, diviene svolta della vita, causa di resurrezione, fonte di serenità (stavo per scrivere felicità, ma è una parola che continua ad incutermi sacro timore… serenità mi pare già un traguardo inimmaginabile).

Ecco, con questo cuore oggi, domenica di giugno, mentre sto pranzando sul terrazzo del mio eremo, con la vista su un piccolo pezzo di mondo, al profumo di tiglio che sovente mi giunge portato da una leggera brezza, unito al silenzio alternato a canti di passeri qui sul noce, e ad altri profumi e silenzi, respiro la natura che mi circonda e di cui sono piena parte… e sto a considerare del passato e della vita e del presente e a rendere ancor più, se possibile, grazie al cuore di Dio.

Anni fa, pressato dentro da una serie di domande importanti, chiesi un colloquio ad un anziano filosofo e teologo di grande spessore. Un uomo che davvero sapeva tanto di Dio, per esperienza diretta e profondissima. Tra le altre cose, gli chiesi del dolore di Dio. Lui sorrise, e mi confermò: sì, Dio soffre. In fondo, era tutto ben chiaro sin dalla parabola del figliol prodigo. Ma se Dio soffre significa che gioisce pure, in altre circostanze... dipende dall'uomo, come sempre. Con la libertà di cui gode, l'uomo può donare - e donarsi - dolore o gioia, dipende solo dal suo scegliere, attimo dopo attimo. Essere causa del dolore di Dio? Essere causa della gioia di Dio? Non ci si riesce nemmeno a pensare.

Questa piastrella mi appartiene, anzi appartiene alla mia casa attuale, risale alla costruzione, presumo primi anni '50, incastonata sul portone di ingresso. Ho una certa consuetudine con la ceramica, e di fatto non le ho mai dato molta importanza, oltre alla presenza (non solo iconica) della Madre eterna. Poi è accaduto che ho fotografato da vicino e mi son reso conto di essere un cieco. Questo dipinto parla. Gli occhi del bambino, la sua carezza a un volto desolato... ma la cosa imprevista, arrivando ad un ulteriore blow up... è il taglio sulla fronte (presumo nato in cottura della ceramica) che è proprio ciò che guarda il bambino... pare carezzare e consolare la Madre dello squarcio sulla testa, che al momento della pittura certo non c'era. 

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Oggi giornata di pioggia autunnale, ho avuto un cambio di programma, riaccedo qui dopo diverso tempo, e trovo questa bozza di post (quasi) pronta di cui non avevo memoria (scritta in una domenica di giugno, pare!) e trovo 378 visite al blog nell'ultimo mese, pur senza uscite da due mesi abbondanti! Beh, non ho parole. Questo è un blog di nicchia, tutte queste visite mi fanno pensare di avere dei doveri, verso chi mi legge (che di cuore ringrazio per la fiducia!). 
Devo cercare di scrivere di più, e costante. Ci proverò. Le cose da fare paiono essersi moltiplicate, tanta stanchezza, qualche acciacco di salute con gli anni che comunque avanzano... Ma ce la faremo, no?
Dimenticavo: qui una delle cose fatte nel frattempo > video del mio intervento al convegno annuale della Fraternità Sposi per sempre...

venerdì 29 giugno 2018

Giugno 2002


Da stamani presto, è stato un continuo squillo su wa: una serie incredibile di auguri per il mio onomastico.
Poi stasera ho ringraziato tutti, sullo stesso canale: il minimo che si potesse fare.

Certo, Paolo è un nome importante nella storia della Chiesa.
Ci convivevo da decenni, senza rendermi conto del significato proprio della parola.
Finché un giorno, ad un pranzo, una persona importante seduta accanto a me mi spiegò, bontà sua, che il suo nome Massimo... aveva il significato evidente, mentre il mio Paolo significava "piccolo". Forse voleva essere un'offesa, a me suonò come un richiamo dal Cielo, ad un dover essere. In fondo la beatitudine che più mi tange e mi muove è proprio Beati i poveri di spirito. E quindi tutto collima.

Questo mese che sta terminando è stato meraviglioso, almeno qui da me, in Umbria. Caldo e poi fresco e poi ancora caldo e poi fresco, con profumi e colori davvero unici. Con le giornate più lunghe dell'anno, è forse il mese più bello. Sarebbe da goderselo almeno una volta nella vita... in Sicilia, in Sardegna... chissà!

Tantissimi anni fa, nel 2002, possedevo da poco una piccola videocamera digitale, avevo realizzato già alcuni video e nacque un grande progetto, che riguardava tutti mesi dell'anno. Iniziai con Giugno, e rimase il solo realizzato! Ora ne ho sistemato la parte audio, e ve lo condivido > Giugno 2002 .

Se dovessi rifarlo oggi, sarebbe molto più celere, come tempi... il mondo è cambiato tanto, in appena sedici anni! E comunque, lavorato in una fase molto buia della mia esistenza, visto oggi, a distanza di anni, quel terminale mi piace molto davvero!

Tra l'altro, a proposito di video, starei per aprire un nuovo spazio, che è il Vlog, ovvero il video-blog, che oggi pare andare fortissimo, specie tra i giovani. Qualcosa sta pubblicato già > Il fico .

La mia amica Federica, che lo ha visto, mi ha scritto:
Ciao Paolo, con un poco di quiete mi sono vista i  video.
Tu sai che hai molto da comunicare e probabilmente in maniera verbale sembra che il messaggio passi con più facilità .
Ma il tuo scrivere è IMPAREGGIABILE.
Non abbandonarti all’evoluzione(?) ... tecnologica , consenti ancora al mio spirito di ravvivarsi e spesso di arrovellarsi  al ritmo del tuo scrivere!

E quindi... che fare???
La soluzione pare essere continuare qui ed affiancare i video... vedremo!

venerdì 8 giugno 2018

Liberamente offrendosi


Essì, è tempo di rimettersi qui dinanzi, è tempo di  s c r i v e r e.
C'è un tempo per ogni cosa, dice Qohèlet.
Proprio il tempo, la cosa che mai l'uomo dominerà, proprietà dell'Onnipotente.

Oggi, in un  mercatino, ho trovato un DVD che pareva interessante, per i miei nipotini: Jesus, venduto con Famiglia Cristiana una decina di anni fa, edizioni San Paolo. Quindi una garanzia, no?
Meno male che lo sto vedendo, prima di farne dono.
Molto tempo dedicato agli anni precedenti la vita pubblica, quindi gli sceneggiatori avevano carta bianca. Beh, manco tanto. Avevano da sognare i trenta anni di Gesù in famiglia, avevano da immaginare e scrivere del Figlio di Dio. Bellissimo, entusiasmante... ma pare abbiano miseramente fallito. Qualche buona cosa ci sta, ma siamo troppo lontani da quanto un cristiano sa e può immaginare del suo Dio. Nel complesso, un'altra storia.

In questo scorcio di esistenza, centomila cose si accavallano, il tempo manca, non ho parole più, vorrei tacere davvero, ma non posso.
Tornando qui dopo un bel po' di tempo in cui son stato in altre faccende affaccendato, trovo una marea di visite del blog. La cosa ha dell'incredibile. Macedonia, Giappone, Ucraina, Spagna, Svizzera, Stati Uniti, tantissima Russia, e Italia naturalmente. Non scrivo, non sono più linkato, e vengo cercato via Google, per lo più. Di recente ho saputo di persone che mi leggono da anni e mi hanno ringraziato per quanto questo mio condividere ha influito nelle loro esistenze. Boh!? mi verrebbe da dire... e io che c'entro? servo inutile e inadeguato mi sento, sempre più.

Sto vivendo in una sorta di vortice, il tempo fugge via, a ogni notte che giunge... quella prima pare appena vissuta. E la notte per un separato che vive nel suo matrimonio è sempre un momento importante.
Avanti ancora e sempre, on the road, nel santo viaggio, nella commedia divina.

Mi verrebbe da dire che basta ad ogni giorno il suo affanno, ma pure che si sta come d'autunno sugli alberi le foglie, che la morte si sconta vivendo...
Chiara Lubich diceva che se uno sapesse cosa gli tocca di dolore, nella vita, morirebbe sul colpo; se pure sapesse cosa lo aspetta di gioie, morirebbe sul colpo. Dio sa e dosa: è Amore

Sarà che il tempo oramai manco tento più di misurarlo e di misurarmici.  
Sarà che equilibri nuovi e inediti implodono.
Sarà che oramai sono a tutto pronto (o quasi).
Sarà che la vita con me é stata ed é imprevedibile (sempre più!).
Sarà che i piani di Dio alfine in qualche modo si fanno intuire, e possono lasciare tramortiti.
Sarà che questo nostro Dio non si lascia vincere in generosità.
Sarà che la saggezza, almeno quella, dovuta all'età, pare avanzare.

Sarà pure che tanto ho vissuto, nel bene e nel male, e tutto riconduce all'Uno, tutto diviene in Dio calandosi nel presente nel suo disegno.
Sarà che a voler essere cristiani ci sta solo una via da seguire, un solo modello da imitare.
Sarà che alfine una sola cosa resta da fare: ripetere la libera offerta, divenendo pane per i propri cari e per il mondo, divenendo sangue offerto nella solitudine e nel silenzio.

L'amore più non è quella tempesta
che nel notturno abbaglio ancora mi avvinceva, poco fa
tra l'insonnia e le smanie
balugina da un faro
verso cui va tranquillo
il vecchio capitano

Col cuore in cielo
Col cielo nel cuore

domenica 11 febbraio 2018

La notte di un sabato...




Sabato sera, carnevale pieno.
Altri altrove fanno altro, io passo dai miei preziosi nipotini (potrò mai ringraziare abbastanza i genitori per la loro esistenza?). Li trovo eccitati, mi mostrano un DVD dei Ninjago appena avuto in regalo e stiamo insieme a guardarlo.
L’eterna lotta tra il bene e il male. Almeno qui non sembra che tutto sia uguale, che tutto vada bene! Anche se, per la verità, forse è solo un problema di cassetta: gli sceneggiatori di Hollywood insegnano che in un film ci deve stare per forza antagonismo, suspance, dramma, sennò come funziona il mercato?

Loro mi invitano a cena (lo fanno sempre!).
Dopo cena mi ritrovo io a gestire il loro sonno: diciamo insieme le preghiere e poi loro, eccitatissimi, tutto vorrebbero meno che dormire. Chi si alza e si rialza, chi ha sete, chi accende e spegne la luce, chi ragiona. Ad un certo punto il senior, e chissà da dove era partito, non lo ricordo, mi fa: "Nonno ma tu con chi parli, che vivi da solo?” Bella domanda, eh? A sette anni non è usuale porsi tali questioni (sto bimbo eccelle in umanità, anche, a detta delle insegnanti). E io non ricordo nemmeno cosa gli ho risposto. Alla fine, dopo diverso tira e molla, in cui credo proprio di essermi addormentato pure io, seduto, tutti dormono, la piccola beata stringendo il mio pollice.
Mentre torno a casa penso all’uscita del mio piccolo uomo.

Certo, quando vengono da me trovano le foto della nonna e la prima volta sono stati entusiasti di vederla lì, non se lo aspettavano. Trovano le foto della nonna perché, anche, alla fine è giusto che sappiano la Verità. E la Verità non è quella dei rapporti tra nonno e nonna, due poveri finiti esseri presi in un immortale vortice ben più grande di loro, che quello è secondario.
La Verità, che davvero mi pare la sola eredità da lasciare ai posteri, è avere conto, dalla vita vissuta, quando sarà il momento, della nascita - crocifissione - discesa agli inferi e soprattutto resurrezione di Gesù. Il motore dell’umanità, la storia cristocentrica.

Queste creature nella vita faranno quello che vogliono, hanno anche loro il “diritto" di sbagliare. Questo però devono sapere, almeno dal vivere mio: se ce l’ha fatta nonno, può farcela chiunque, la resurrezione è possibile, sempre, per tutti.

(Dipinto di Gabriele Marsilii, Milano, Natale 2017)

giovedì 21 dicembre 2017

Matteo Ricci, maceratese del XVI° secolo

Qualche sera fa mi son trovato a scrivere, su uno dei tanti gruppi whatsapp che ancora frequento (qualcuno l'ho tagliato che non ce la facevo più per le banalità), con dei cari amici, del mondo pre-cristiano e del mondo post-cristiano. Di come fossero perfette le parole dell'apostolo Paolo riguardo al "farsi tutto a tutti" per lo scopo prefisso. E di come l'inculturazione, inventata dai gesuiti e incarnata dal mio lontanissimo parente fra' Matteo Ricci nella Cina del sedicesimo secolo, fosse opportuna e funzionale (lo scopo... il fine ultimo, sempre quello: il Dio di Gesù Cristo).
Credo che a Matteo e ai suoi compagni si riferisca Battiato, quando cerca un Centro di gravità permanente: "Gesuiti, euclidei, vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming".
La storia (Ludwig Hertling, Storia della Chiesa, Città Nuova ed. 1967) narra che Matteo, accompagnato dal confratello Michele Ruggieri, "Si presentò vestito da dotto cinese ma,..., non nascose la propria identità. Parlava e scriveva il cinese classico e con le sue cognizioni matematica, astronomia e geografia, seppe rendersi utile al governo, tanto che non fu opposta alcuna difficoltà alla sua predicazione del Vangelo".
La cosa che più mi piace di quest'uomo è sì l'intelligenza, ma specie l'amore concreto, reale, nell'entrare in una cultura difficilissima per un occidentale. Un grande lavoro con una fatica immensa.
Aveva dinanzi un mondo che non conosceva Cristo, è stato accolto come un grande (tale era) venuto da lontano, che amava genti lontane e sconosciute e aveva imparato lingua, costumi, tutto. Pur senza Wikipedia e il web.

Ma il mondo è davvero molto cambiato, specie qui nella vecchia Europa. Il mondo post-cristiano, in cui oramai viviamo immersi senza nemmeno più accorgercene, proprio stasera mi è esploso sotto gli occhi, e nel cuore.
Alla festa del nido della mia nipotina (due anni il prossimo 22 gennaio). Festa di Natale (forse dovrei metterlo minuscolo: natale) in cui le maestre, bravissime, preziose, hanno messo in piedi un festeggiamento di Natale parlando di auguri, festa, regali, anche famiglia. Mai nominato Gesù, che pure è bambino in questo evento, vicinissimo a quelle creature... Sembrava di stare non in Italia ma forse nei paesi scandinavi, dove tutto è assolutamente "politically correct", asettico (anomalo, tra i presenti non mi è parso di notare non italiani, quindi probabilmente tutti battezzati).
Questo il post-cristiano, ci siamo. Era scritto, mi sembra. La vecchia Europa al tracollo: tutti lo dicono, pur da punti di vista diversi.

E questo non credo richieda inculturazione. Ci vuole altro, dinanzi al rigetto del Vangelo, con annessi e connessi. Mio padre, uomo antico, saggio e onesto, citava un detto ricorrente: fai quel che il prete dice, non quel che il prete fa. Ma qui siamo oltre: si rigetta non la incoerenza, ma tutto. E lo rigetta chi ha in qualche modo conosciuto il cristianesimo. Credo ci siano grosse responsabilità in ognuno di noi credenti, in questo.
Ma se di testimonianza si è mancato, credo di testimonianza si debba crescere. Gli Atti degli Apostoli sono chiari: "Guardate come si amano". Non serve qui vestirsi da bonzi per entrare a corte imperiale. Necessita aderenza assoluta e non dubbia al Vangelo dei padri. Servono i fatti chiari, nitidi, e forse anche pubblici. Pur che non piacciono alla cultura dominante.

P.S. a proposito di WA: mi son reso conto di come sia cambiato il mio mondo comunicativo - ma forse di tanti - senza colpo ferire. Per anni, credo circa dal 1996 - il mio primo faticatissimo web, la posta elettronica mi è stata fondamentale nella comunicazione. Specie nei tempi recenti.
Oggi quelle poche email che ancora girano le vedo dallo smartphone in anteprima, e tutto ruota attorno a whatsapp. Pure troppo, vedo intorno dipendenze diffuse. 
Cosa arriverà a breve, a soppiantare un WA divenuto antiquato?

martedì 19 dicembre 2017

Separati (fedeli?)


Arrivato l’inverno pieno, ecco Natale, ancora.
Dieci anni fa ero in ospedale, in questi giorni, in Neurologia, ricovero d’urgenza per accertamenti. Mi dimisero alla vigilia del Natale, il primo fuori casa, senza una diagnosi certa di quanto era accaduto. E qui, nel mio eremo, all’inizio fu davvero dura, ma non ne ho quasi memoria. Un mattino, col vecchio tetto ora sostituito, al risveglio rilevai 4°C in camera da letto... Vero che la mente umana è selettiva, deve andare avanti e resetta cose spiacevoli.
Fu comunque una sorta di miracolo, sopravvivere col gelo, interno del dolore, ed esterno della casa che andava ancora molto sistemata. Ma all’epoca i prezzi delle case erano alle stelle, e questa mi è toccata col denaro disponibile (oltre al mutuo e un prestito).

Molto è cambiato, quel gelo è stato produttivo, direi. Qualcuno paragonava l’uomo al seme sepolto nella terra, ove l’inverno è davvero duro, col gelo e nel buio assoluto. Ma il seme sta, resiste e produce a tempo debito.

Stasera son rientrato in casa appena imbrunito, con la temperatura esterna che stava già intorno allo zero. Mi son scoperto poca voglia di scendere dalla macchina ed entrare in casa. Mi son detto che tanto nessuna mi aspettava e nessuno si sarebbe accorto se rientravo o meno. Indifferente al mondo? Ho riso, in me. Ma son rientrato, preparato una vaga cena, e messo al lavoro. Ovvero: telefonate inframmezzate da pezzi di opera belliniana. Debbo dire che trovo bellissimo godermi gli applausi a scena aperta a certe arie ben eseguite… la gioia dell’interprete è visibile in qualche caso, e contagiosa. Ed è il risultato di un circolo d’amore, quando il pubblico, ringraziando con entusiastico battimani, dichiara amore a chi si è impegnato per ben cantare, che amore è per il pubblico. Un circolo virtuoso, bello, esemplare.

Il 7 dicembre mi son fortuitamente ritrovato a fare una visita a Loreto. Assolutamente in-programmato, quasi da altrove diretto. Freddo molto, fuori, una ennesima grazia dentro.
Mi son reso conto di stare lì a rappresentare, proprio in quel momento, tutti i separati della terra, in qualche modo. Nella casa della Sacra Famiglia, in una sera speciale. Ad offrire e chiedere, anche.
Perché questo si fa nella casa del Padre, in famiglia. Un circolo d’amore, pure qui, virtuoso.

Eccolo, ancora, l’inverno. Il tempo fugge via, e nulla sopravvive al suo impeto.
Mi accorgo che son due mesi che non pubblico qui sul blog. Ma mai sono stato fermo o altrove, "sto sul pezzo" decisamente e su vari fronti impegnato.
E nel tempo ho capito, alfine, cosa devo fare da grande… eh già! Nel tempo che resta, solo o meno, vivere e lavorare per questa umanità lacerata che risponde al nomignolo (brutto, ma efficace) di separati fedeli. Separati fedeli: qui si può dire, anzi si deve, a chiare lettere! Fedeli al matrimonio – sacramento. Ovvero, come altri fedeli al loro sacramento, fedeli al Dio che ci pensò sin dal seno materno e al suo disegno in cui tutto si ricapitola, il disegno che a volte col vivere di permissioni rendiamo uno scarabocchio informe…

E' un semplice ricambio d'amore, immeritato, nel circolo virtuoso.

(foto mia, Firenze, estate 2017)

giovedì 19 ottobre 2017

Milleseicento anni dopo


Scrivere, specie qui, in un blog di nicchia, comporta concentrazione attenzione dedizione. Doti che in questa fase della vita mi scarseggiano, concentrato in migliaia di cose “altre”. Lo scrivere qui mi è stato di fondamentale aiuto e così interfacciarmi con centinaia di amici, vecchi e nuovi, per lo più rimasti a me sconosciuti. Sempre vivendo questo scrivere come una sorta di dialogo interiore condiviso… tante volte inizio a scrivere e poi se non son convinto non arrivo a pubblicare.

Pocanzi, in un momento buono, qui con l’imbrunire incombente, con la temperatura che scende drastica e il bisogno di tepore, con la Norma di Bellini che mi allieta udito e sentimenti (a proposito, Vincenzo Bellini: mia scoperta recentissima, un genio di due secoli fa, che in pochissimo tempo – scomparso appena 34enne – ha creato talmente tanto e bello da non crederci!) sono entrato a vedere il blog, ovvero le visite (operazione un tempo più frequente... in fondo qualche soddisfazione ci può pure stare, no?).
Non scrivo dal 17 settembre, non ho più il link di un importante portale… e quindi sono rimasto ammutolito: nell’ultima settimana una quantità impensabile di “visualizzazioni di pagine” nientemeno che dalla Russia! Da sempre ho visite da ogni dove, molte russe, ma oggi queste le trovo numericamente preponderanti. Mi sono commosso, e messo a scrivere. Senso del dovere? Un rendere giustizia, soddisfazione, a chi mi viene a cercare sul web? Sarà pure che sto leggendo Genti di Dio, della fotografa polacca Monika Bulaj (eh sì, un libro di fotografie – splendide – che è anche ben altro) che mi rende vicinissimo alle genti del nord…

Sono stato di recente a Milano, invitato a donare alcune cose ad un gruppo di fidanzati. Da anni avevo voglia, e bisogno di andare: c’era un amico da visitare, dopo oltre trenta anni di lontananza. Un amico che ha dato grande significato alla mia giovinezza, e che poi ho dovuto lasciare alle spalle. Avevo da vivere, crescere e ritrovare il mio Dio. Che non stava agli antipodi, per quanto ce lo abbia pervicacemente cercato. Stava qui, nei paraggi. Non grida, non pretende, tace e sta. C’è bisogno di silenzio, quello vero, per sentire lo zefiro, l’alito del vento di prossimità.
Dovevo andare a ringraziare: non atto dovuto, ma dal cuore, profondo. Siamo stati nel tempo immoto, ci siamo intesi come sempre, e oggi ci stiamo comunicando le cose importanti dell’esistere.
Siamo on the road, in viaggio, ensamble, todos… grazie!

In questa epoca sempre più tormentata ho trovato grande aiuto nel rileggere, ancora una volta, un piccolo testo di sant’Agostino, dal titolo oggi impresentabile, pare: La dignità del matrimonio. Un volume introvabile, sia su web che dall’editore ultimo. Siccome volevo acquistarne diverse copie da regalare ad amici con idee confuse, ho scritto all’editore chiedendo di ripubblicarlo, magari in formato digitale, se presume rischiosa la carta stampata. Un e-book da vendere a 5 euro, con zero investimento. L’editore ha già in catalogo opere di Agostino in e-book a quella cifra.
Silenzio assordante, nessuno si è degnato di darmi risposta. Forse già il titolo mette paura?

Agostino di Ippona, uomo nato appena milleseicento anni esatti prima di me, che ha passato parte dell’esistenza a combattere eresie: manichei, donatisti, pelagisti, semipelagisti, ariani. In fondo quello che siamo oggi è dipeso anche da lui.
Di quest’uomo – che sento vicinissimo per tante comunanze – una cosa in particolare mi risuona forte, stando io sempre più spesso al contatto con drammatiche realtà.
Sono parole eterne, ritenute la sintesi della sua vita: “Ci hai fatti per Te Signore, e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te” (Le Confessioni, I,1,1)

(Foto mia, Firenze Uffizi, luglio 2017)