giovedì 19 ottobre 2017

Milleseicento anni dopo


Scrivere, specie qui, in un blog di nicchia, comporta concentrazione attenzione dedizione. Doti che in questa fase della vita mi scarseggiano, concentrato in migliaia di cose “altre”. Lo scrivere qui mi è stato di fondamentale aiuto e così interfacciarmi con centinaia di amici, vecchi e nuovi, per lo più rimasti a me sconosciuti. Sempre vivendo questo scrivere come una sorta di dialogo interiore condiviso… tante volte inizio a scrivere e poi se non son convinto non arrivo a pubblicare.

Pocanzi, in un momento buono, qui con l’imbrunire incombente, con la temperatura che scende drastica e il bisogno di tepore, con la Norma di Bellini che mi allieta udito e sentimenti (a proposito, Vincenzo Bellini: mia scoperta recentissima, un genio di due secoli fa, che in pochissimo tempo – scomparso appena 34enne – ha creato talmente tanto e bello da non crederci!) sono entrato a vedere il blog, ovvero le visite (operazione un tempo più frequente... in fondo qualche soddisfazione ci può pure stare, no?).
Non scrivo dal 17 settembre, non ho più il link di un importante portale… e quindi sono rimasto ammutolito: nell’ultima settimana una quantità impensabile di “visualizzazioni di pagine” nientemeno che dalla Russia! Da sempre ho visite da ogni dove, molte russe, ma oggi queste le trovo numericamente preponderanti. Mi sono commosso, e messo a scrivere. Senso del dovere? Un rendere giustizia, soddisfazione, a chi mi viene a cercare sul web? Sarà pure che sto leggendo Genti di Dio, della fotografa polacca Monika Bulaj (eh sì, un libro di fotografie – splendide – che è anche ben altro) che mi rende vicinissimo alle genti del nord…

Sono stato di recente a Milano, invitato a donare alcune cose ad un gruppo di fidanzati. Da anni avevo voglia, e bisogno di andare: c’era un amico da visitare, dopo oltre trenta anni di lontananza. Un amico che ha dato grande significato alla mia giovinezza, e che poi ho dovuto lasciare alle spalle. Avevo da vivere, crescere e ritrovare il mio Dio. Che non stava agli antipodi, per quanto ce lo abbia pervicacemente cercato. Stava qui, nei paraggi. Non grida, non pretende, tace e sta. C’è bisogno di silenzio, quello vero, per sentire lo zefiro, l’alito del vento di prossimità.
Dovevo andare a ringraziare: non atto dovuto, ma dal cuore, profondo. Siamo stati nel tempo immoto, ci siamo intesi come sempre, e oggi ci stiamo comunicando le cose importanti dell’esistere.
Siamo on the road, in viaggio, ensamble, todos… grazie!

In questa epoca sempre più tormentata ho trovato grande aiuto nel rileggere, ancora una volta, un piccolo testo di sant’Agostino, dal titolo oggi impresentabile, pare: La dignità del matrimonio. Un volume introvabile, sia su web che dall’editore ultimo. Siccome volevo acquistarne diverse copie da regalare ad amici con idee confuse, ho scritto all’editore chiedendo di ripubblicarlo, magari in formato digitale, se presume rischiosa la carta stampata. Un e-book da vendere a 5 euro, con zero investimento. L’editore ha già in catalogo opere di Agostino in e-book a quella cifra.
Silenzio assordante, nessuno si è degnato di darmi risposta. Forse già il titolo mette paura?

Agostino di Ippona, uomo nato appena milleseicento anni esatti prima di me, che ha passato parte dell’esistenza a combattere eresie: manichei, donatisti, pelagisti, semipelagisti, ariani. In fondo quello che siamo oggi è dipeso anche da lui.
Di quest’uomo – che sento vicinissimo per tante comunanze – una cosa in particolare mi risuona forte, stando io sempre più spesso al contatto con drammatiche realtà.
Sono parole eterne, ritenute la sintesi della sua vita: “Ci hai fatti per Te Signore, e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te” (Le Confessioni, I,1,1)

(Foto mia, Firenze Uffizi, luglio 2017)

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