martedì 19 dicembre 2017

Separati (fedeli?)


Arrivato l’inverno pieno, ecco Natale, ancora.
Dieci anni fa ero in ospedale, in questi giorni, in Neurologia, ricovero d’urgenza per accertamenti. Mi dimisero alla vigilia del Natale, il primo fuori casa, senza una diagnosi certa di quanto era accaduto. E qui, nel mio eremo, all’inizio fu davvero dura, ma non ne ho quasi memoria. Un mattino, col vecchio tetto ora sostituito, al risveglio rilevai 4°C in camera da letto... Vero che la mente umana è selettiva, deve andare avanti e resetta cose spiacevoli.
Fu comunque una sorta di miracolo, sopravvivere col gelo, interno del dolore, ed esterno della casa che andava ancora molto sistemata. Ma all’epoca i prezzi delle case erano alle stelle, e questa mi è toccata col denaro disponibile (oltre al mutuo e un prestito).

Molto è cambiato, quel gelo è stato produttivo, direi. Qualcuno paragonava l’uomo al seme sepolto nella terra, ove l’inverno è davvero duro, col gelo e nel buio assoluto. Ma il seme sta, resiste e produce a tempo debito.

Stasera son rientrato in casa appena imbrunito, con la temperatura esterna che stava già intorno allo zero. Mi son scoperto poca voglia di scendere dalla macchina ed entrare in casa. Mi son detto che tanto nessuna mi aspettava e nessuno si sarebbe accorto se rientravo o meno. Indifferente al mondo? Ho riso, in me. Ma son rientrato, preparato una vaga cena, e messo al lavoro. Ovvero: telefonate inframmezzate da pezzi di opera belliniana. Debbo dire che trovo bellissimo godermi gli applausi a scena aperta a certe arie ben eseguite… la gioia dell’interprete è visibile in qualche caso, e contagiosa. Ed è il risultato di un circolo d’amore, quando il pubblico, ringraziando con entusiastico battimani, dichiara amore a chi si è impegnato per ben cantare, che amore è per il pubblico. Un circolo virtuoso, bello, esemplare.

Il 7 dicembre mi son fortuitamente ritrovato a fare una visita a Loreto. Assolutamente in-programmato, quasi da altrove diretto. Freddo molto, fuori, una ennesima grazia dentro.
Mi son reso conto di stare lì a rappresentare, proprio in quel momento, tutti i separati della terra, in qualche modo. Nella casa della Sacra Famiglia, in una sera speciale. Ad offrire e chiedere, anche.
Perché questo si fa nella casa del Padre, in famiglia. Un circolo d’amore, pure qui, virtuoso.

Eccolo, ancora, l’inverno. Il tempo fugge via, e nulla sopravvive al suo impeto.
Mi accorgo che son due mesi che non pubblico qui sul blog. Ma mai sono stato fermo o altrove, "sto sul pezzo" decisamente e su vari fronti impegnato.
E nel tempo ho capito, alfine, cosa devo fare da grande… eh già! Nel tempo che resta, solo o meno, vivere e lavorare per questa umanità lacerata che risponde al nomignolo (brutto, ma efficace) di separati fedeli. Separati fedeli: qui si può dire, anzi si deve, a chiare lettere! Fedeli al matrimonio – sacramento. Ovvero, come altri fedeli al loro sacramento, fedeli al Dio che ci pensò sin dal seno materno e al suo disegno in cui tutto si ricapitola, il disegno che a volte col vivere di permissioni rendiamo uno scarabocchio informe…

E' un semplice ricambio d'amore, immeritato, nel circolo virtuoso.

(foto mia, Firenze, estate 2017)

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