sabato 1 luglio 2017

La vita è adesso

Stamani mi son svegliato ad un'ora insolita. Una notte in cui ho dormito, complice anche la temperatura più umana - presumo, dieci ore e mezzo di seguito! Il mio standard attuale è molto meno. Evidente che ce ne stava urgente bisogno.

Son rientrato ieri sera da una due giorni tra Roma e Fiumicino.
A Roma per un meeting con amici per festeggiare realtà lontane, ma forse più vicine di quanto si immagini. A festeggiare i nostri sogni e il vivere giovanile alla sequela dell'Ideale più grande possibile: Gesù che prega "Ut omnes unum sint" e poi lo realizza inchiodato ad una croce, rigido. Rigido come nessuno al mondo, mai.
Sogni giovanili, calati nelle nostre giovani e puerili esistenze. In qualcuno hanno fatto boom, in altri si son consolidate, in tanti hanno vissuto la prova dell'esistenza.
Tra questi ultimi: io e tante persone a me molto care.

La prova dell'esistenza: per me venti anni di deserto, duro, senza acqua, con miraggi continui e poi svaniti, con delusioni, sangue, fatica immane. Ci stava da crescere tanta gioventù (che poi è ben cresciuta, ma il merito - se merito ci sta - è da cercare in Cielo), da portare avanti la baracca, da sopravvivere, alfine, e comunque.
Errori, tanti.
Ma come raccontavo, ringrazio Iddio e chi per Lui ha agito, per quanto indirettamente, ché questo deserto è stato utile, e solo oggi posso vederne la grandezza. Il male non è mai auspicabile né fa bene alla salute. Ma proprio quel Gesù è capace di trasformare il male in bene. Dipende da come si vive, da come si accoglie, da come si arriva persino a tramutare l'acqua in vino...

A Roma ho vissuto qualche momento di discreta ansia, finché non mi son detto che tutto era, è, nelle mani di Dio: "Lasciate ogni sollecitudine in me"! Poi, a sentire i presenti, tutto è andato più che bene.

Ieri mattina mi son svegliato con altri programmi, sarei partito subito da Roma per un veloce passaggio ad altro convegno, a Sacrofano, almeno per un saluto ad amici carissimi.
Ma a Fiumicino stavano per giungere prima mia nuora e poi mio figlio... quindi pareva proprio che io stessi nei paraggi apposta per andarli ad accogliere! Cambio programma, e ho atteso qualche buona ora al molo di Fiumicino, in pieno relax, sotto un sole velato ma denso di brezza marina. Un relax anomalo, per chi è abituato a correre e fare. Ma di una serenità assoluta.

Come poi stamani, quando mi son cimentato in lavatrici e ordine in tante piccole cose che da tempo attendevano. Tò, mi son detto, si parlava di rivoluzioni e di grandi cose... e infatti questa è la rivoluzione maggiore, sempre: quella in sé, nell'equilibrio interiore. Nell'essere, a prescindere dal fare.
Tanto vero che quest'estate, come forse mai prima accaduto, mi sto appieno godendo il sole del mio terrazzo. Riesco a stare ore al sole, cosa per me solitamente impossibile. Lo registro come una serenità nuova, dentro.
Adesso, che qui scrivo, mi accompagna la seconda sinfonia di Rachmaninov come mi accompagnò quattro anni fa sul volo Hong Kong - Roma. Un volo indimenticabile e unico.

Certo, un ricordo bello di cose belle. Ma poi? Cosa resta?
In fondo, canta Baglioni, ed ha proprio ragione: "La vita è adesso". 
Adesso: il momento di ora, il presente. In Dio, oppure no. Questo fa la differenza.
"Il resto è noia", canterebbe qualcun'altro...

(foto mia, Fiumicino, 30 giugno 2017)

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