lunedì 22 maggio 2017

Fatima. E dintorni...

Un periodo intensissimo di progetti, cose, lavori.
Di botto aderisco alla proposta di un amico. Un sogno del cuore, da molto tempo oramai. Si parte per Fatima. Purtroppo, ma lo capiremo tardi, serviva più tempo per approfondire tante cose. La Signora meritava di più. Però abbiamo fatto del nostro meglio, mi sembra. Io, Emanuele e Giovanni, che non conoscevo. Un inedito terzetto che ha viaggiato all’unisono, un portento.

Il sogno, e bisogno, di Fatima creda mi nasca anche da quanto dichiarato dal cardinale Carlo Caffarra, fondatore e per decenni preside del Pontificio Istituto ‘Giovanni Paolo II’ per Studi su Matrimonio e Famiglia. In una intervista del 2008, e quindi in tempi non sospetti, il cardinale riporta quanto scrittogli da suor Lucia dos Santos, la sola dei tre testimoni delle apparizioni giunta ai nostri giorni: “…lo scontro finale… sarà sulla famiglia e sul matrimonio… perché chiunque lavora per la santità del matrimonio e della famiglia sarà sempre combattuto e avversato in tutti modi, perché questo è il punto decisivo.” E ancora, di suo, aggiunge il cardinale: “Si avvertiva, anche parlando con Giovanni Paolo II, che questo era il nodo, perché si toccava la colonna portante della creazione, la verità del rapporto fra l’uomo e la donna e fra le generazioni. Se si tocca la colonna portante crolla tutto l’edificio, e questo adesso noi lo vediamo, perché siamo a questo punto, e sappiamo”.
Ci sto dentro sino al collo, e non per mia scelta, quindi devo starci e viverci bene. Se non questo, oggi, lo scontro finale, quando?

Appuntamento a Bologna a fine aprile, si parte.
Sull’aereo Emanuele incontra persone che conosce, persone che a Fatima sono di casa. Toh, e chi lo ha architettato? Saremo spesso con loro, anche ospiti, in uno svelamento progressivo delle realtà di Fatima.
Ci toccano giornate fredde, con una tramontana che disegna un blu impossibile del cielo. Faccio foto, con discrezione, ma non posso evitare. Da chi porta fiori alla Signora, a chi cammina in ginocchio sino al luogo dell’apparizione. Da chi accende decine di candele, a chi recita rosari su rosari.
Una foto può essere un atto di amore, dipende. Mi pare di entrare nei cuori e nei dolori di tanti. Trovo serenità diffusa, un silenzio soprannaturale avvolge gli eventi. Anche se presumo molti siano qui per “presentare dei problemi”.
Anzi, siamo: anche io ho molto del mio, e deleghe di tanti che mi hanno chiesto di rappresentare alla Signora i loro bisogni. Cosa che naturalmente eseguo, anche se arrivo poi a ricordare quanto si racconta di padre Pio, che si contristava molto ascoltando le sole richieste di miracolo, di quanti chiedevano il cessare del loro dolore. E lui si domandava perché mai nessuno chiedesse la Grazia di accettare la propria vita, di vivere nel proprio dolore, da cristiani.
Mi sembra che una sola cosa sarebbe da chiedere, in primis, per tutti e per tutto. Una cosa talmente banale che manco ci si pensa.
Ricordo il mio catechismo, quello che si studiava 50 anni fa (paiono passati millenni… e poco tempo mi resta, argh!). Mi piace citare a memoria (sarebbe facile una ricerca, no?) uno degli “articoli fondamentali”: a che serve vivere? La questione delle questioni, pur quando – sempre più spesso e sempre più amabilmente – la si bypassa concentrandosi nel mordi e fuggi, nel carpe diem…
Recitava (?): “Vivere serve per conoscere, servire e amare Dio, onde poi goderlo nell’altra”. Seeee! e a chi lo racconti oggi?
Quindi mi pare di dover chiedere soprattutto che si realizzino i piani di Dio su ciascuno, i disegni di luce e di bellezza che ogni umano porta in sé, per quanto magari abilmente nascosti sotto coltri di altro. “Sia fatta la Tua volontà, come in cielo così in terra”. Semplice. La realizzazione del disegno eterno, che è sicuramente molto più importante e più bello delle cose giuste e sante che abbiamo consuetudine di chiedere, e che molto spesso passa attraverso l'amore a Gesù crocifisso e abbandonato. Anzi sempre, mi sa.

Visita rapida ma proprio fruttuosa. Torno con due amici solidi in più e con il cuore pieno dell’amore di Dio, della certezza del suo agire nella mia storia personale, quando ti guardi indietro e hai modo di riconnettere i fili, almeno un poco di capire gli avvenimenti con gli occhi di Dio...

(foto mia, Fatima, aprile 2017 - qui per vedere qualche foto >> Fatima 2017 )

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