sabato 24 novembre 2012

Uno strappo, ancora

In questi ultimi giorni ho vissuto un periodo di ferie un po’ particolari. Mi son reso libero per essere a disposizione di mio figlio, di passaggio qui da noi per breve tempo.
D'altronde lo si vede pochissimo da anni, e questa era un'occasione unica. Un respiro ampio di famiglia da fargli portare via. Debbo dire che la famiglia c’è stata, in tutti, e mi pare siamo riusciti nell’intento.

Il culmine ieri sera, riuniti attorno a una tavola, una sorta di ultima cena. Complice la trippa che avevo cucinato in abbondanza per l’occasione. Nel discutere di varie cose, ho fatto un commento molto pesante su una personalità pubblica che reputo abbia fatto delle cose pessime. Eravamo in famiglia: c’è stato un sollevarsi di critiche anche aspre. Vorrei qui chiedere scusa pubblicamente. Ma non intendevo criticare la persona, bensì il suo operato. Con gli anni, anche se a volte può non apparire, sto imparando a leggere le vicende umane, e il cuore degli uomini, con gli occhi di Dio. Che non condanna la persona, distinguendola dal suo agire.
E comunque, incredibile la famiglia! Ti si può obiettare duramente, e un attimo dopo è tutto come prima! Ovvero: il rapporto è superiore al contingente.
Debbo dire che sta circolando molto amore, tenerezza serena, luce.

E stasera, dopo pochi giorni senza un attimo quasi, stanco, il mondo mi è tornato ai ritmi consueti. Oltretutto, questo figlio a breve si trasferirà diecimila chilometri lontano da noi: mi accorgo che devo introdurre nel mio vocabolario della mente nuove nozioni, nuovi parametri. Chilometri? Casa? Famiglia? Le nuove generazioni stanno rivoluzionando questi concetti. Anche se mi viene da pensare ai nostri avi emigranti, certo in situazioni completamente differenti. E a tutti i migranti di oggi in cerca di vita migliore.

Ho una sensazione strana, questo nuovo, ulteriore strappo nella mia vita: dovrei forse dire che nel cuore c’è un dolore in più? Dovrei dire che sono ancora più solo?
Posso solo dire che Dio è ancora più, da stasera, nel mio vivere.

(foto mia, Umbria 2009)

1 commento:

  1. La famiglia diventa sempre più uno stato dell' anima...e mai come ora si rimpiange quel bel foglietto dell' anagrafe, con tanto di timbro, che ci regalò un' emozione infinita la prima volta che, sposi da poco, si andò allo sportello del comune a richiederlo: "Ho bisogno dello stato di famiglia..."

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