martedì 10 aprile 2012

Francesco

Negli anni passati, nei momenti più duri, spesso mi son trovato ad uscire di casa senza meta, alla ricerca di pace, solitudine, aria da respirare.
Più volte la meta è stata il lago Trasimeno con le sue due belle isole praticabili, la Polvese, di cui sono decisamente innamorato, e la Maggiore.
Una domenica, proprio girovagando all’isola Maggiore, sul lato inabitato dell’isola, mi son trovato davanti il luogo ove san Francesco venne sbarcato la notte delle Ceneri del 1211 e poi ripreso al Giovedì Santo. Una quaresima in solitudine e digiuno: in un’isola deserta, con solo due pani da mangiare. I Fioretti (cap. 7) narrano che in quaranta giorni Francesco mangiò solo mezzo pane. Nel mio piccolo, quel giorno me lo sentii molto vicino, chè non avevo con me nulla da mangiare…

Mi torna in mente questo episodio adesso, in un periodo di tanti incontri ravvicinati con Francesco.
Una camminata con tanti amici a Greccio, una visita fuggevole alle Celle di Cortona, una nuova, ennesima visita alla sua tomba, nei sotterranei della Basilica. Ci son stato tante volte, e ci son tornato per accompagnare una coppia di amici romani che erano in tour per festeggiare, anche, il loro trentesimo anniversario di nozze.

Tante visite, ma mai accaduto come quel pomeriggio. Una commozione grande, lì dinanzi alla tomba. Un dialogo profondo, un affidare a lui, pure, tutte le situazioni terribili di famiglie sventrate in cui mi trovo sempre più spesso a penetrare. Proprio vero che nella vita si è quel che si vive dentro. Quando poi usciamo, in quello stato d’animo, vedo con occhi nuovi questa stupenda statua che troneggia dinanzi alla Basilica: Il ritorno di Francesco. Il ritorno del giovine rampante, andato per il mondo a conoscere di tutto…
Recita la targa sottostante: “Signore, che vuoi che io faccia?“ “Ritorna nella tua città e ti sarà detto che cosa devi fare”. Spuntato il mattino Francesco, mutato interiormente, desiderava solo di conformarsi al volere divino.

Quel giovine guerriero che appare affranto e mesto, è un uomo mutato interiormente. Un uomo al cospetto della sua nullità. Cosa vuoi che io faccia?
E torna nella sua città. E si conforma al volere divino.

Nella sua città, tra i suoi: il volere divino.
Un augurio giuntomi per Pasqua: “carissimo Paolo… voglio farti gli auguri per la Pasqua che sento sempre di più la nostra festa: Gesù Crocifisso e Abbandonato e soprattutto Risorto: quello che ci ha amati, e continuerà ad amarci e che non ci tradirà mai, che mi mostra fino a che punto devo amare mio marito.”
Alcune mattine fa ho trovato altra mail delle quattro di notte: “Caro Paolo, come vedi non riesco a dormire... Tanti dubbi su cosa fare, tanti pensieri affollano ogni giorno la mia mente... Prego il Signore perché mi illumini facendomi muovere nella giusta direzione... Ciao, ti auguro una giornata migliore di tutte le altre.”

Il volere divino.
Ho Francesco che non mi lascia, vado a cercare quella mirabile pagina de i Fioretti (cap. 8), otto secoli fa ed attualissima. Un crescendo inarrivabile, e alla fine: “Frate Lione, scrivi che qui è perfetta letizia!”
Perfetta letizia: “Sopra tutte le grazie e doni dello Spirito Santo, le quali Cristo concede agli amici suoi, si è di vincere se medesimo e volentieri per lo amore di Cristo sostenere pene, ingiurie, e obbrobri e disagi…”.
E mi rendo conto che le pene usate a paragone son proprio quelle subìte nella propria famiglia, dalle persone più vicine…

(foto mia, Assisi, 29 marzo 2012)

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