mercoledì 14 marzo 2012

L'uomo di Cirene

Passo di stupore in stupore, questo è oramai il mio vivere. E mai avrei immaginato, dopo l’infinito deserto.

Sono reduce da un viaggio nel profondo nord. Un week end diverso, immerso nel dolore e nella bellezza. Tante persone che vivono sulla croce del loro matrimonio monco. Anzi, no: il più delle volte vivono sotto la croce del proprio coniuge, che nemmeno si rende conto. Soprattutto donne, giovanissime e anziane, pare che questo tipo di dolore non risparmi nessuno. Un nuovo tipo di famiglia, la famiglia dell’Abbandonato.

Avevo un invito ad andare su, e sentivo molto la responsabilità del preparare bene una testimonianza di vita. Contavo di lavorare in treno, ove di solito trovo una buona concentrazione. Invece una serie di contrattempi (culminati col treno rotto!) mi ha scombinato i programmi.

Certo, parlare della mia vita non mi è affatto difficile. Potrei parlarne per giorni interi. Ma occorre distillare, solo quello che è giusto e strettamente necessario. Far passare la vita che nasce dallo Spirito, l’essenziale. Il resto è vanità.
Mentre viaggiavo, rendendomi conto degli inciampi… mi dicevo che sicuramente sarebbe tutto andato bene. Con la mia ansia stavo pagando in anticipo, in qualche maniera.

Davanti a me quasi tutti sconosciuti. Un tuffo nell’ignoto. E il risultato, mi dicono, positivo.
Tra l’altro, una cosa che mai avevo detto, parlo dell’uomo di Cirene, come sia importante, in momenti drammatici dell’esistenza, avere qualcuno che in qualche modo ti è vicino, sale con te il Golgota.
Negli anni terribili, in cui persino dormire pareva un sogno, ho avuto un grande uomo di Cirene accanto a me. Telefonate notturne anche di ore. Lui a volte dormiva, lo sentivo sparire ogni tanto. Ma mai diceva: “Beh, si è fatto tardi, andiamo a dormire!”. Mai.
Vorrei oggi dirgli un grazie grande, pur senza nominarlo: lui sa, è schivo, un cuore grande, preferisce l’anonimato. Vive il Vangelo. E non è da tutti.

Grande sintonia con tanti, la famiglia viva e vera. Bello e indicibile. Ognuno con storie molto diverse, col dolore infinito come filo conduttore. Mi rendo conto che la separazione, da abbandonati, è forse il dolore più grande, ammesso sia possibile classificare, subito dopo la perdita di Dio. Trovo persone abbandonate da trentuno anni... Una vita spesa nella fede, nel sangue, nel martirio. Tanta serenità. Penso al cuore di Maria sempre nei pressi. Dio è vero, non esiste altra spiegazione. E perché altrimenti restare dentro un matrimonio in questo modo?
Si termina con una storia impossibile, una storia d’amore che solo il Cielo può partorire. Piango, abbraccio lei, sino a poco prima sconosciuta. Lacrime che si confondono e si fondono. La storia passa di qui.

Dal giorno dopo… un viavai di lettere. Ho nuovi fratelli e sorelle, lassù nel nord.
Una giovane sposa mi manda una foto con i fratelli e scrive: “Loro sono stati il mio cireneo.....ogni momento che passa mi torna in mente qualche passaggio dell'incontro, o della tua esperienza come di altre...
E mi rendo conto che è stato come stare sul Tabor....respirare un po' di Paradiso (assurdo, vero, considerata la quantità di sofferenza concentrata in quella sala...)
Ma davvero Gesù Abbandonato è reale: più lo si ama, più si sperimenta la pace...”


E chi poteva immaginare tutto questo sangue e questo amore, da fidanzati?
Questa la vita, inaspettata e bella, superiore al più roseo sognare di gioventù.

(foto mia, Abruzzo 2006)

1 commento:

  1. Forte, come ogni cosa vera, come la vita.
    Grazie, Paolo.
    da quello che scrivi si disegna un uomo che VEDE.
    Grazie!
    Tanino

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