venerdì 14 giugno 2013

Dio è morto

Ho dei ricordi vaghi, ma qualcosa riesco a rimettere insieme. Forse l’estate del ’67, forse del ’68: avevo tredici, quattordici anni. In una piccolissima verde splendida radura, sotto gli alberi, pomeriggi di vacanza. I primi innamoramenti. Avevamo una radiolina (oltre al modernissimo mangiadischi!), e c’erano solo le onde medie, con i tre canali nazionali. Qualcuno ci aveva detto – il passaparola, mica come oggi che l’informazione è inflazionata! – di una canzone censurata, che però si poteva sentire su Radio Vaticana, che non riuscivamo a sintonizzare. Una canzone dal titolo impossibile da pensare: “Dio è morto”. La cosa mi lasciava molto perplesso, come poteva Dio morire? Ero stato chierichetto, e addirittura presidente per ben due volte, in una importante parrocchia romana, con molto impegno, come mio solito. E quindi sapevo tutto, no?
In quegli anni Dio era concepibile solo trionfante, altro che morto! Certo, il Figlio era morto in croce, ma poi risorto… e poi questa canzone diceva Dio morto, quindi il Padre…
La curiosità era dunque forte, forse pure il gusto del proibito (ma il paradosso era che la Chiesa la metteva in onda… quindi?).

Finalmente, ma credo diverso tempo dopo, riuscii a sentire questa fantomatica canzone. Forse da qui nacque la passione per Francesco Guccini, che poi mi ha accompagnato per tutta l’adolescenza, e oltre. Le canzoni delle osterie fuori porta, degli amici che se ne vanno, l’avvelenata… e tantissime altre. Hanno cresciuto me e buona parte della mia generazione.
Oggi mi rendo conto che l’uomo Guccini aveva qualcosa che trascende, nello scrivere cose che sentivamo nostre perché erano patrimonio comune dell’umanità.
L’arte, quella cosa che parla per sempre e ad ognuno, nell’anima immortale.

Guccini, profeta involontario come tutti, si guarda semplicemente attorno, e pare che nell’incipit sia partito da una poesia di Allen Ginsberg: “Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla follia…”.

Di recente sono accaduti, in rapida successione, episodi che mi hanno annichilito. Mi son sentito più che morto, tornato indietro nella mia storia, inebetito. Impossibilitato a tutto. Una sensazione di errori macroscopici, spaventosa. Solo a momenti si dileguava il baratro, nel rapporto coi fratelli.

Ecco, a questo punto della mia vita, so bene che Dio è morto davvero, morto in quelle cose che canta Guccini, e tante altre.
Quante volte l’ho ucciso e uccido, accantonandolo nel mio vivere.
Quante volte lo uccidiamo, ogni giorno, ogni notte, coi nostri tradimenti, con il nostro delirio di onnipotenza.
Quante volte ci sentiamo dio costruendoci un’esistenza a nostra immagine e somiglianza.
Quante volte siamo al centro della storia e tutto ci gira attorno.
Quante volte gli erronei sono sempre gli altri e noi i sempiterni giusti.

Ma so pure, ne ho qualche esperienza (e se è possibile a me è possibile a tutti!), che Dio è risorto, è vivo, molto vivo. Una cosa incredibile davvero: dipende da me! Mi ha lasciato una libertà tale che sono io che decido se Dio è. Pazzesco, eppure.
Attimo dopo attimo della mia vita posso far vivere o morire questo Dio “che sta alla porta e bussa”. “Se uno mi ama e osserva i miei comandamenti, io e il Padre verremo a lui e prenderemo dimora in lui”: più di questo?
E poi, la cosa stravolgente è che… non è mai troppo tardi!
Basta iniziare, in questo momento, non ieri, non domani. Questo è il tempo di Dio: adesso.

(foto mia, Umbria 2011)

2 commenti:

  1. Carissimo "Eremo di Paolo",
    Dio non muore dentro la nostra debolezza, si "autoesclude" per la nostra lucida indifferenza o consapevole rifiuto. Sto diventando vecchio e sempre più peccatore, mi accorgo che se non "stacco" Dio dalla croce del moralismo del tutto ben definito e non mi apro ad accoglierlo nella Sua dimensione spirituale, Lui davvero per me rimane un morto. Dio è davvero solo Amore, nella sua Bellezza e verità. Poi certamente Giusto e allora per noi diventa Parola da incarnare e quindi contenuto anche morale. Questa è la mia miseria, Paolo; credere che Dio mi stia amando in questo momento e non saperlo riamare. ma Lui è qui come Amore; fuori di ciò tutto mi si annebbia (forse ho scritto qualche sciocchezza, porta pazienza).

    A proposito di Guccini:
    L’Ultima Thule - a Francesco Guccini - “Sono stato creta alle parole/ Orecchio cieco al vibrato canto/ E corda tesa ad un sogno senza fine. / Ora vorrei tremarti il grazie/ All’emozione forte di ragione/ Che nutrì l’età mia informe. / Testi in dire nobile/ S’intonarono nella voce/ D’un tempo in controcanto. / Ora che muta adombra/ L’ora serale d’un passaggio/ Non sarà l’oblio velo all’orme/ E ancora schiude l’incanto/ All’anima mia commossa/ L’ascolto tuo in canto/ O quando in versi letto solamente".

    Nando

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    1. Grazie Paolo.
      E' superfluo ricordare che gli ultimi versi della canzone concludono :
      "se Dio muore è per tre giorni e poi risorge"
      in ciò che noi crediamo Dio è risorto,
      in ciò che noi vogliamo Dio è risorto,
      nel mondo che faremo Dio è risorto...
      Ma non è nemmeno esatto dire che Dio risorga in ciò che noi crediamo, vogliamo o faremo.
      Dio risorge, continua a risorgere solo per virtù Sua, solo per amore, perchè per amore è morto; direi per Amore ESTREMO.....
      Roberto di Pietro

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