mercoledì 12 settembre 2012

Riciclare la monnezza?

Ero in terrazzo, stava imbrunendo rapidamente. Ho sentito freddo, molto freddo. Brividi potenti. Stavo febbricitante, anche, di una febbre antica che ogni tanto ricompare. Come se in certi momenti ci fosse necessità di maggior combustibile! Per decenni ho lottato, ho urlato, quando il male era più frequente. Ora pare andare meglio, grazie ad un medicinale classificato “tossico”. Insomma, curo una cosa e forse ne rovino altre. Vediamo dai prossimi esami clinici come fare in futuro.

Tra l'altro, proprio in questi giorni, con l’autunno oramai incipiente, e coi profumi attorno che volgono decisamente al fresco, mi chiedevo, ancora, del senso del vivere. Il tempo accelerato: vedo che tanti vivono questa sensazione con ansia profonda. Che non è certo sbagliato: il tempo non torna indietro, ogni attimo è assolutamente importante. Potrebbe tutto terminare a breve: e quindi?
In questi anni in cui mi pare che tutto sia accaduto, ho vissuto anche l’angoscia del tempo che fugge, ne ho già scritto. Ma poi ogni ansia si è sedata nel presente, nella vita nuova che nasce di continuo se cerchi, e magari un poco ti riesce, di vivere in altra dimensione. Vorrei dire quella dello Spirito, ove tutto si ferma e si moltiplica, si perde e si ritrova: non più Paolo, ma ben altro…

Ho la “fortuna” grande di avere molti amici, sparsi sul globo (anzi, forse più amiche, a questo punto). Con loro telefonate fugaci a volte, di aggiornamento del nostro cammino. Come in una famiglia vera, ci si vuole bene col cuore. E a volte mi danno qualche spunto per riflettere e scrivere. Mi si racconta di una persona che cita la “monnezza” (scusate, ma in romanesco rende molto meglio! In italiano è: immondizia): la monnezza riciclata, questo è il futuro! Più monnezza si ricicla, più energia pulita si produce: fenomenale! Io ho già cominciato. Come non pensare al grande De Andrè, col suo letame che fa nascere i fiori, al posto dei freddi e mortiferi diamanti? De Andrè, un uomo che in questi anni sto riscoprendo nella sua limpida umanità. Uno che è entrato nel cuore dell’uomo e ne ha posto in luce la parte che non muore. Un grande.
Poi forse manca il “come” rendere il letame fonte di vita. Una formula universale, valida per tutti gli esseri umani. Beh, la pietra filosofale esiste, la soluzione totale è qui: la monnezza riciclata, l’energia pulita! Se dal dolore nasce amore, se (+dolore = +amore), se incanalo la mia monnezza, il mio letame, le mie tante lacrime nel circuito virtuoso che diviene amore…
Già, mi si obbietta, ma chi te lo fa fare? Sei davvero matto a reagire in positivo quando ricevi un torto piuttosto che renderlo moltiplicato! E la giustizia allora?

Beh, “confesso che ho vissuto”, fatemelo dire con Pablo Neruda, stavolta ci vuole. Ho vissuto questo per tanti anni: non porta da nessuna parte, ti aumenta la tristezza, ti uccide dentro. L'inferno: stai male, sempre peggio. Perché la svolta vera alla fine è farsi del bene, amarsi, solo poi viene l’amare l’altro. E in questo modo fai bene a te stesso e al mondo. Geniale, no?

Circa 25 anni fa un amico carissimo aprì con altri soci un pub nel centro di Roma. Si chiamava: Hell and heaven. Inferno e paradiso. Si entrava al piano strada, e c’erano bei locali luminosi, ariosi, con pareti credo celesti: il paradiso. E con pochi avventori. Stavano tutti al piano sotto: nell’inferno. Pareti dipinte di nero (davvero, eh!) con poche candele accese. Buio pesto, sensazione opprimente. L’occhio faceva fatica ad abituarsi a quel buio, poi qualcosa si vedeva.
Questo amico dice di sé: “Sempre al massimo, nel bene e nel male!”. Ed è vero. Come aver cercato Dio agli ultimi confini della terra, nel buio esistenziale, nella mancanza della Luce. Come l’uomo di oggi, in pieno. A volte c’è stato molto vicino, mi sembra, ma ancora non pare aver trovato la pietra filosofale, il convertitore dei rifiuti. So che produrrà grande energia, prima o poi.

I miei amici! Persone che vivono magari borderline, alcuni proprio sul filo del rasoio, altri come me che stanno lavorando alla cerniera tra il cuore dell’uomo e quello di Dio. Tra dolore e Amore. Tra terra e Cielo, inferno e paradiso.
Mi rendo conto che questa cerniera è la cosa più rilevante in assoluto che potrei lasciare ai miei figli. La "soluzione" al dolore: esiste eredità più importante?
Non so se ci sono riuscito, sinora. Ma spero di vivere ancora un po’...

(foto mia, Abruzzo 2006)

1 commento:

  1. Non so perché, ma leggerti spesso, mi lascia senza fiato! Prima di mettere in moto la mia ragione, è qualcos'altro che le tue parole o meglio: la tua esperienza, muovono dentro di me.
    Si è testimoni solo di ciò che si vive e in fondo s'insegna solo ciò che si à davvero imaprato, e tu hai veramente "studiato" alla cattedra del dolore e con la vita hai cercato di sperimentare questo tuo "sapere".
    Paolo, forse non c'è separazione tra dolore e amore, forse non esiste un amarsi prima per amare poi; forse siamo non che "dividiamo" ciò che per sua natura è indivisibile, forse ciò che conta è abitare l'amore rimanendo nell'amore. Immersi nell'oceano di Dio, vivere "bagnati" della Sua essenza.
    Grazie per questa tua "voce" che mi raggiunge nella mia lontananza.

    Nando

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